La filastrocca e i disegni, delicati e potenti al tempo stesso, sono dedicati a “tutti coloro che combattono per avere la forza di uscire dalla propria buccia”. Buccia intesa come involucro, barriera, contenitore di una grande ricchezza interiore che spesso accomuna le tante ragazze e i ragazzi che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e che faticano a credere che il “profilo dell’anima” sia più bello di quello del corpo, citando Cicerone nel dialogo filosofico De finibus bonorum et malorum.
Il corpo, per chi soffre di questa subdola malattia, è spesso la barriera tra l’anima delicata e sensibile e il mondo esterno, talvolta superficiale, ostile e giudicante.
La filastrocca “Nella mia buccia”, scritta con sensibilità, pur senza esplicitare l’argomento da Stefania Del Rizzo e illustrata dalle giovani mani di Silvia Pentore, ci trasporta attraverso le emozioni di una protagonista in un mondo fatto di paura, sofferenza, solitudine, ma anche di speranza.
L’amore, l’attenzione, le “parole giuste”, come quelle usate da Stefania, verso le persone malate di DCA sono determinanti.









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