In quest’ultima fatica di Ennio Perini ci si confronta con i punti cardinali ai quali lo scrittore riconduce il proprio percorso di vita: la famiglia, il lavoro, l’amore. Tra narrazione e poesia Perini ricorda l’infanzia a Venezia, sua città natale, la famiglia d’origine, la guerra, il dopoguerra, il suo grande amore, la moglie ed i figli, oggi i nipoti, il suo lavoro a cui ha dedicato tanta passione.
L’autobiografia, forma letteraria assai impegnativa e non facile da intraprendere perché richiede una costante soglia vigile sul ripetitivo, sullo scontato e anche sull’autocelebrativo in cui chi la scrive rischia di cadere, viene affrontata da Perini con la semplicità che solo il vero (la verità dei fatti) possiede e al contempo con il piglio sicuro, con la stessa tenacia e determinazione, si direbbe, con cui egli affronta il lavoro e si conclude (ancora non a caso) con il termine della sua attività lavorativa…
Sereno soddisfatto mi trovo a guardare/dall’ampia finestra aperta pur seduto/al seggio del mio piccolo grande regno/infinite cose mi vedo davanti passare/come fotogrammi in rapida sequenza/ovvero film d’una vita che s’avvicenda/tra lo spuntar del verde di vie alberate/e il crescere dei rumori in vie trafficate/ una fiduciosa esistenza che riprende…
da “Ritorno alla vita…”








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