La vita spesso si porta via un pezzo alla volta del nostro essere mentre ci stiamo ancora costruendo, o cercando, tra il fondo delle radici e il cielo dei
rami. Il susseguirsi delle stagioni, urlando più forte del dolore, ci impone di guardare a ciò che ostinatamente non si spezza: i piedi di Arianna non
sprofonderanno in un buco nero, ma si allungheranno ancora nel terreno quel tanto necessario per trovare nuova linfa e rifiorire, a dispetto
dell’ennesimo inverno e delle tempeste che avevano devastato tutto come la peggiore delle grandinate. Gli alberi sanno anche intrecciarsi come fanno
i roccoli, senza togliere luce l’un l’altro, portando nidi nuovi e inattesi: come le braccia che si aprono, le parole che sostengono, gli sguardi che
accolgono. Buchi è un bicchiere annacquato misto di dolore e rabbia nell’abisso più nero; mani giunte in una favela; bambini fragili che muovono i primi
passi; ossa che non si sgretolano; identità che si ricostruiscono; legami che non si perdono; donne che rinascono; verità che si svelano; incontri che
rinnovano; silenzi che urlano; richiami alla vita che non si dimenticano.









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